Introduzione della relazione di minoranza presentata da Bulgarelli alla Commissione di inchiesta sull'assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hovratin

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La presente relazione di minoranza, a firma dell’on. Bulgarelli, membro della Commissione fin dalla sua costituzione, rappresenta le posizioni del gruppo dei Verdi, e nasce dalla profonda insoddisfazione, maturata nel corso dell’attività svolta dall’on. Bulgarelli nell’ambito della Commissione, per i metodi e alcune decisioni che hanno caratterizzato l’operato del presidente Taormina. In aperto dissidio con la gestione della Commissione, l’on. Bulgarelli, già  in data 8 febbraio 2005, decise di autosospendersi dalla Commissione stessa, misura da intendersi come atto politico, non essendo essa tecnicamente prevista dal regolamento, tanto che, a tutti gli effetti, l’on. Bulgarelli risulta tuttora membro della Commissione d’inchiesta. Le conclusioni contenute nella relazione finale licenziata dalla Commissione, confermavano e rafforzavano i motivi di dissidio che avevano portato all’autosospensione; esse, a parere dei Verdi, oltre a essere del tutto lacunose, rappresentano una inaccettabile distorsione di alcuni avvenimenti, emersi nel corso del lavoro di indagine della Commissione, centrali per la ricostruzione del movente e della dinamica del duplice omicidio. In tal senso, particolarmente grave appare la denuncia fatta il 21 febbraio 2006, in sede di conferenza stampa, da alcuni deputati dell’opposizione membri della commissione, secondo i quali il Presidente Taormina avrebbe avocato a se la stesura definitiva della relazione finale, espungendo dal testo alcune parti, al fine di motivare, in mancanza di riscontri reali, le conclusioni da lui sostenute. Nell’ambito della medesima conferenza stampa, inoltre, un giornalista del quotidiano “Il Giornale d’Italia” ha sostenuto di avere le prove che perfino la trascrizione di alcune registrazioni delle audizioni sarebbe stata manipolata, omettendo parti significative per le indagini.

Infine, la figura umana e professionale di Ilaria Alpi e Miran Hovratin, la loro dedizione alla causa della verità, vengono mortificate dal ritratto che –sempre nella relazione finale- ne fa il presidente Taormina, a parere del quale i due giornalisti si trovavano in Somalia per trascorrere una vacanza e non per fare lavoro di inchiesta. La loro morte, dunque, sarebbe stata del tutto casuale e maturata nel contesto ambientale particolarmente difficile della Somalia di quei giorni. Per i Verdi, tali affermazioni, oltre a contraddire le conclusioni a cui è giunta la stessa magistratura negli anni passati, rappresentano un pericoloso tentativo di azzeramento di numerose evidenze investigative, emerse nel corso del lavoro di indagine della Commissione, che potrebbero invece ricondurre a una delle ipotesi da cui è originata la Commissione stessa: “la possibile connessione tra l’omicidio, i traffici illeciti di armi e di rifiuti tossici e l’azione di cooperazione allo sviluppo condotta dallo Stato italiano in Somalia”. Nel contempo, le conclusioni del Presidente Taormina costituiscono un’ offesa alla memoria dei due giornalisti e al dolore dei loro familiari, ai quali i Verdi si sentono particolarmente vicini e rinnovano formalmente l’impegno a perseverare nella ricerca della verità sull’omicidio di Ilaria e Miran.

Entrando nel merito delle motivazioni politiche che hanno portato alla stesura della presente relazione, preme sottolineare come il lavoro della Commissione sia stato caratterizzato, fin dagli esordi, da un’estrema parcellizzazione e da un modo di procedere “a compartimenti stagni”: le varie ipotesi investigative di partenza,  in altri termini, sono state sempre analizzate nella loro specificità, evitando di metterle in relazione tra loro e di inserirle in un quadro di riferimento complessivo che permettesse di poterle sviluppare compiutamente. Oltre a ciò, una pianificazione organica e un disegno d’insieme a cui fare riferimento sono stati ulteriormente pregiudicati da una programmazione frenetica e improvvisata dei lavori –che ha impedito, tra l’altro, che fossero audite persone che avrebbero potuto fornire un contributo utile alle indagini- e da una vera e propria blindatura che ha interessato alcuni filoni dell’inchiesta e che ha penalizzato in particolare il lavoro dei consulenti, a gran parte dei quali è stato sistematicamente impedito l’accesso agli atti o anche la semplice conoscenza di interi settori d’attività. Ciò ha portato, di fatto, a una quasi totale discrezionalità della presidenza per quanto riguarda l’impostazione dei lavori, gli ambiti da approfondire e le metodologie e procedure da adottare. L’ossessivo ricorso alla secretazione appare inoltre, ad avviso dei Verdi, in palese contrasto con la natura di un organismo parlamentare, la cui attività deve essere sempre caratterizzata da assoluta trasparenza. Al contrario, la presidenza della Commissione ha opposto il segreto a molte richieste provenienti non solo dai consulenti ma dagli stessi parlamentari che ne facevano parte e ha perseverato in questo atteggiamento fino alla conclusione dei lavori, opponendo il diniego anche alla semplice richiesta -avanzata dai Verdi, nella persona dell’on. Bulgarelli- di poter avere una lista in ordine cronologico delle varie audizioni cui si è proceduto nell’ambito dell’attività della Commissione. Va osservato e sottolineato con forza che, in questa sede, la questione della desecretazione degli atti viene posta non soltanto per stigmatizzare l’operato della presidenza sotto il profilo procedurale –va ricordato, ad esempio, che qualora una seduta venga dichiarata "segreta" è fatto obbligo alla Commissione di comunicarne pubblicamente i motivi, obbligo spesso non ottemperato-  ma, soprattutto, perché essa concerne l’attendibilità delle stesse conclusioni cui la Commissione è giunta. Come è facilmente comprensibile, infatti, per valutare la credibilità e la pertinenza di moltissime asserzioni, valutazioni e giudizi espressi nella relazione finale di maggioranza, è necessario conoscere nel dettaglio le fonti cui si è attinto, il percorso e il metodo d’indagine seguito, i singoli atti messi in essere dal Presidente o dai consulenti da lui delegati per pervenire all’accertamento della verità. In mancanza di ciò, sulle conclusioni contenute nella relazione finale non può non gravare il sospetto dell’arbitrarietà. Quello che va salvaguardato, in altri termini, è l’operato stesso della Commissione, sulla cui credibilità non possono incidere ombre di alcun genere, soprattutto in considerazione del fatto che essa si è occupata di un duplice, efferato omicidio.

Va sottolineato, peraltro, che nel corso dell’attività della Commissione si è verificato un inusuale  ricambio di consulenti, determinato dalle numerose dimissioni e dalle revoche d’incarico che hanno riguardato in particolar modo i consulenti indicati dalla minoranza di centro-sinistra, fatto che non può non essere letto quale sintomo di disagio e indice delle difficoltà incontrate durante lo svolgimento dei lavori. Un ricambio di esperti e consulenti che, peraltro, ha influito negativamente sull’efficacia operativa dell’organismo parlamentare nel suo complesso. Inoltre, le dimissioni di alcuni consulenti appaiono frutto di indebite pressioni esercitate dalla presidenza nei loro confronti: è il caso dei due giornalisti del periodico “Famiglia Cristiana” –Luciano Scalettari e Barbara Carazzolo, dimessisi l’8 febbraio 2005- la cui attività di consulenza in seno alla commissione è stata ostacolata in modo sistematico, o del direttore dell’agenzia “Reporter Associati”, Roberto Di Nunzio, accusato dal Presidente Taormina di deliberata attività di depistaggio e deposto dall’incarico di consulente. Si è perso dunque tempo prezioso per indagare, alla ricerca di “presunte trame”, giornalisti e consulenti. Tempo che si sarebbe potuto molto più proficuamente utilizzare per ascoltare testi utili all’accertamento della verità.

La questione dei consulenti rimanda all’esercizio dei poteri conferiti al Presidente. La Commissione, infatti, ha proceduto alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria, secondo quanto previsto dall’articolo 82 della Costituzione, poteri che investono la limitazione delle libertà personali e la possibilità di disporre intercettazioni, perquisizioni, atti di sequestro. In altre parole, essendo la Commissione, nel suo insieme, equiparata nei poteri a un organo di magistratura, è necessario conoscere quali dispositivi di garanzia siano stati predisposti per scongiurare l’esercizio di abusi nei confronti delle libertà personali e quale autorità svolga le funzioni di controllo che, in relazione ai poteri del magistrato, svolge il giudice per le indagini preliminari. Quale organismo, per esempio, ha considerato doverose, ai fini d’indagine, iniziative come la perquisizione disposta presso l’abitazione e il luogo di lavoro del giornalista di Rainews 24 Maurizio Torrealta? Per la Commissione, Torrealta sarebbe stato in possesso di documenti utili al lavoro della stessa, che il giornalista, però, non avrebbe reso disponibili. L’accusa è davvero singolare, considerato che questi era già stato ascoltato, e in maniera particolarmente approfondita, dalla Commissione il 9 marzo 2004 e doveva essere nuovamente audito proprio nei giorni in cui fu effettuata la perquisizione. Non sarebbe stato sufficiente chiedergli di portare, in quella occasione, i documenti ritenuti utili alle indagini? Come non ritenere l’iniziativa del Presidente Taormina un’intimidazione nei confronti del giornalista, che per lungo tempo ha indagato sulla morte dei suoi colleghi?

In seguito a quell’episodio, l’on. Bulgarelli prese la decisione di autosospendersi, ritenendo che la perquisizione ai danni di Torrealta costituisse un abuso dei poteri conferiti al Presidente e che non persistessero più le condizioni per poter svolgere serenamente ed efficacemente il proprio lavoro in seno alla Commissione. Non per questo è venuto meno l’impegno dei Verdi a ricercare la verità sull’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hovratin e questa stessa relazione, che da qui in avanti cercherà di mettere in luce tutte le contraddizioni e i punti lasciati irrisolti dalla Commissione, vuole essere un contributo in tale direzione, specificando tuttavia che al momento attuale, a poche ore, cioè, dalla votazione della relazione finale, non è stato ancora possibile prendere visione di alcune parti di quest’ultima .

Auspichiamo, peraltro, che il lavoro di indagine svolto dalla Commissione sia comunque utile alla magistratura e al Parlamento, al quale peraltro chiederemo che sia modificato l’attuale regolamento delle commissioni di inchiesta, che concede margini troppo ampi di discrezionalità all’azione del presidente.