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Dominati vs dominanti

Osserviamo questa "foto":

 

I dominati, ossia la stragrande parte dell'umanità, hanno il grave compito di salvare la società, il pianeta, il futuro, per mettere in salvo la loro stessa esistenza sempre più precaria per loro e le nuove generazioni.

Non sanno come fare per via della frantumazione e della contrapposizione in cui sono tenuti (d'altro canto questo è il fine ed acuto esercizio intrapreso dalle classi dominanti che hanno sempre applicato il famoso detto: divide et impera).

I Signori dominanti, nell'epoca del Capitalismo Turbofinanziario teso al massimo profitto (D-M-D', o addirittura  D-D' ), non hanno nessuna intenzione di lasciare campo libero.  Non hanno preoccupazioni nei riguardi del futuro: vivendo per l'oggi e per il massimo profitto, si occupano solo di accumulare senza ritegno ogni sorta di risorsa.

Il consumo delle risorse del pianeta avviene senza un controllo politico e senza un disegno di prospettiva.

Il motto turbocapitalista è: "saccheggiamo ora tutto il possibile, del doman non v'è certezza!" (e chi se ne frega! aggiungono gli oligarchi).

La società liquida impone una rarefazione di tutti i vincoli e i legami insiti nei rapporti sociali di produzione e di comunità, legami che, se ben organizzati, possono far insorgere gli sfruttati.

Il panorama desolante offre la teatrale lotta dei penultimi contro gli ultimi

In mezzo ci sono molti realisti  ossia coloro che hanno ottenuto qualche vantaggio dal sistema e cercano di non perdere i loro privilegi, per quanto piccoli, così sembrano credere al mantra ufficiale: " siate realisti! Che vi piaccia o no questo è il migliore dei mondi, l'unico entro il quale è possibile vivere, accettatelo così com'è!  E' da fanciulli ingenui  e sognatori  immaginare di cambiarlo!"

 

il proletario di "sinistra" (termine ormai fuorviante che designa colui che crede ancora nel riscatto dei lavoratori), vive lo stesso disagio del proletario di "destra" (termine riduttivo che designa una ricerca di protezione nei valori della tradizione). 

Allora sorge spontanea la domanda: chiunque si ponga l'obiettivo di cambiare il mondo in senso anticapitalista, per abbattere lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, dovrebbe aver chiaro che SOLO UN GRANDE FRONTE CHE UNISCA LE FORZE PUÒ CONTRASTARE lo stato di cose presenti. O no?

 

Purtroppo, mentre si parla a vanvera, di destra e sinistra, e si guardano gli indici  economici e si ascoltano i messaggi "terroristici" tutt'altro che disinteressati delle agenzie di rating,  non si vede la deriva che tutte le nazioni dell'Occidente hanno intrapreso.

Si tratta di un enorme fenomeno di decadenza culturale e di devastazione dello Stato Sociale.

L'Europa Unita è sempre più una finzione, la concorrenza finanziaria è alle stelle come i profitti, la vita delle persone (i lavoratori stabili e precari) è sempre più incerta.

In questo quadro le persone che un tempo si riferivano alla "sinistra" vanno comprendendo che nessuno verrà a salvarli.

Nascono movimenti popolari confusi che cercano una via di uscita dal pantano in cui è stata gettata la popolazione.

Sono tentativi che hanno molte contraddizioni, ma rappresentano un piccolo segnale di risveglio dopo anni di torpore.

E' davvero stupefacente che dopo 20 anni di Berlusconismo e di Turbocapitalismo marcato PD, sopportati nella sonnolenza, i candidati eletti in un movimento neonato, siano attaccati proprio da quei "partiti" senza radicamento che, in questi ventanni, sono risultati assenti o, peggio, hanno sostituito le classi dominanti nel ruolo di massacratori dei diritti acquisiti e conquistati con lotte decennali.  In Italia abbiamo dovuto aspettare un comico, Beppe Grillo, per avere un barlume di "risveglio" popolare.  Mentre i soloni della politica se ne stavano in poltrona a pontificare.

Ora parlano di pericolo "fascista" e di necessità di ri-costruire una sinistra.  Farsesco e tragico insieme.

 

Naturalmente non spendono neppure una parola per dire che tipo di società vorrebbero.  Il sottinteso è che a costoro va benissimo quella che c'è.  E non si sognano di interrogarsi sulle ragioni che spingono gli elettori a rivolgersi ad altri soggetti.

Questi "sinistri":

Sono per un Fronte Unito della popolazione contro lo strapotere delle oligarchie finanziarie? NO

Sono per costruire un ampio movimento ANTICAPITALISTA?  NO

Sono per il primato della Politica sull'economia? NO

Sono per superare le vecchie etichette '68ottine e '77ettine? NO

Sono per includere il proletario indipendentemente dalla sua temporanea collocazione a "destra" o a "sinistra"? NO

Sono per una lotta senza quartiere contro la "religione" (l'ideologia) dell'individualismo, del mercato, della "esportazione bombardiera della democrazia" ? NO

Sono per la difesa dei Beni Comuni e il loro controllo statale? NO

 

Ecco perchè di queste "ri-fondazioni sinistre" non se ne sente il bisogno.

Abbiamo bisogno di molto altro. Che deve essere però supportato dal totale abbandono dell'autoreferenzialità.

 

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