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Velocità e lentezza

E' incredibile come in un mondo lanciato a folle velocità verso il consumo sfrenato di ogni cosa: merci, uomini, natura, sia lentissima l'acquisizione di una coscienza consapevole, universale del degrado sociale.

Le idee di riordino dell'equilibrio sociale fanno fatica a materializzarsi e a coscientizzarsi.

Così assisitamo, nella generale impotenza, alla folle crescita delle diseguaglianze, sempre più smisurate, e, al contempo, ad una pia sottomissione a questo disordine costituito.

Ma c'è di più: ogni idea (anche quella meno trasgressiva) di invertire la rotta, di rimettere al centro l'uomo nella comunità, nella misura sociale, nel maggior equilibrio possibile, viene osteggiata o silenziata.

Chi pensa a combattere la dismisura, la folle corsa, viene deriso, considerato come una sorta di cassandra da non ascoltare.

Quindi in un mondo velocissimo, paradossalmente, le idee più sagge soffrono di una lentezza esasperante.

Vengono consentite le eccentricità, le forme apparentemente dissacranti, tutte le manifestazioni meno lesive dell'ordine mondiale (dis-ordine in verità), purché non violino il patto immondo: "non disturbare i mercati e i loro affaristi".

Tutto o quasi è consentito dal FurboCapitalismo Assoluto, purchè resti confinato a fenomeno di costume, ma non assuma contenuti "rivoluzionari".

Qualora accada che idee o movimenti tentino un "assalto al cielo", schiere di pompieri armati di penna e di media, lautamente pasciuti dagli ossi gettati sotto il tavolo imbandito degli affari, si affrettano a fomentare discredito e a silenziare qualsiasi vagito antiliberista e anti capitalista.

D'altronde gli antagonisti (pochi e confusi) allo stato di cose presenti hanno da molto tempo smarrito le idee e le coordinate.  Non sanno connettere le analisi e le prassi conseguenti. Si limitano a scornarsi e a dividersi in mille rivoli, anarchicamente contrapposti, senza orizzonti comuni di medio e lungo respiro, in preda a coltivazione di propri orticelli, minuscoli e autoreferenziali.  Bloccati su analisi "liturgicamente ortodosse" benché sterili, si crogiolano nei loro slogan ormai vuoti ed innocui (pagherete caro, pagherete tutto). 

Mentre le oligarchie gongolano dei loro belati "proletari".

Le masse popolari sono lasciate ai loro umori del momento e ad un'ignoranza storica delle proprie potenzialità.

Come è possibile che con le conoscenze attuali la stragrande maggioranza delle comunità mondiali, siano sottomesse ad un'infima oligarchia straricca che decide i destini del Pianeta?

La chiave di comprensione di questa apparente inspiegabile contraddizione sta nella mutazione antropologica degli ultimi decenni: una grande opera socioculturale di atomizzazione del tessuto sociale e comunitario, operata scientemente da meccanismi (apparentemente) sovraordinati e (quasi) invisibili.

IL disegno (non occulto) è costruire una nuova antropologia umana: individui, isolati, neutralizzati, ridotti a singole unità egoistiche che obbediscano alla religione del consumo e del mercato, ricattabili in ogni circostanza da una vita precaria, dipendente, piegata al volere delle oligarchie dominanti.

Un mondo di plebei precari a cui dare, per consolazione, tecnologie distrattive, intrattenimento, calcio alla domenica, balli in discoteca e in ultimo, lotterie per sperare di enttrare a far parte del "mondo d'orato".

In questo clima avvelenato le idee di ripresa dello spirito comunitario, della solidarietà, dell'emancipazione dalle varie forme di schiavitù e di asservimento culturale e materiale, sono bandite e avversate ferocemente.

La finanza, gli scambi finanziari fasulli e drogati, i mercati rapinano (e avanzano) con velocità inaudita le ricchezze del pianeta; mentre  i lavoratori, le persone per bene, (e i loro diritti sociali) restano fermi ed impotenti a subire il degrado.

Ecco spiegata la fatica per cui la maggioranza delle popolazioni si rassegnano al loro destino e non si ribellano alla dismisura e alla tracotanza di pochi che li tengono in pugno.

 

 

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