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Oltre Greta

L'impulso che Greta Thunberg ha dato ai movimenti giovanili è stato senza dubbio importante e necessario. Una sorta di scuotimento di massa dal torpore, nell'immediatezza di una catastrofe annunciata. Milioni di giovani si sono dati appuntamento in piazza, come non succedeva da tantissimo tempo, tuttavia, occorre che le mobilitazioni non rimangano a livello di colorata manifestazione vociante del dissenso, bensì acquisiscano una profonda consapevolezza che è questo sistema produttivo a produrre i massimi squilibri sociali ed ambientali.

Il capitalismo speculativo nella sua forma spietata odierna, dove opera una selezione darwiniana dell'umanità, non può riformarsi e cambiare da sé. E' illusorio credere che gli autori che trafficano con la speculazione finanziaria, la rendita, il perseguimento del massimo profitto, che sono di per sé produttori di sconquassi economici, sociali ed ambientali, possano autolimitarsi o autoestinguersi.

E' necessario che un vasto movimento di opinione e di lotta si unisca per combattere il degrado socioeconomico-ambientale.

Solo se le diverse componenti sociali, dai giovani, ai disoccupati, ai precari, ai lavoratori, ai ceti medi impoveriti, sapranno saldare le loro istanze, superando l'attuale fase vociante (ma per ora inconcludente ed inoffensiva), si potrà sperare di rimettere al centro delle agende politiche la necessità di un mondo diverso, indispensabile, necessario.

Oggi vi è una maggiore consapevolezza che non esiste un pianeta B, ma sappiamo anche che l'attuale modo di produzione, basato sulla massimizzazione del profitto, produce scandalose diseguaglianze e danni irreversibili all'ambiente.

Se non si pone all'ordine del giorno la necessità di cambiare il modo di produzione, sarà impossibile porre freno all'ingordigia del profitto e delle lobby dominanti.

La "guerra" del Basso contro l'Alto è una delle condizioni indispensabili per un anticapitalismo maturo.

I giovani sono una grande risorsa e una grande speranza, come lo sono state tutte le giovani generazioni storicamente, ma il limite più grave è quello del fallimento delle istanze giovanili, che solitamente sono seguite da rassegnazione, spaesamento, o vergognosi "salti della quaglia" che segnano il passaggio dalla ideologia dei dominati "rivoluzionari", alla ideologia dei reazionari incalliti.

Giovani e vecchi, proletari e ceti medi, occupati e disoccupati devono trovare il coraggio dell'unità di intenti al di là delle differenze.

Occorre perciò augurarsi che la saldatura tra i diversi schieramenti di classe dei dominati produca un vasto terreno dialettico universalistico di lotta per i Beni Comuni, per una vita "buona", per un mondo più equilibrato e per il Bene Comune più prezioso da salvaguardare: il nostro unico ed insostituibile Pianeta.

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