· 

J'accuse,

io accuso i giornalisti (tranne qualche rarissima eccezione) di non fare il loro mestiere, cioè di informare in modo corretto e oggettivo.

Accuso la stampa, la tv, i media di fare gli influencer e non i giornalisti, di sputare sentenze e non informazione, di voler tenere il popolo nell'ignoranza e nella bassezza morale.

Se loro non influenzassero e dessero correttamente le notizie e le informazioni, evitando di far diventare notizia il più stupido dei fenomeni accaduti, certi personaggi da operetta non avrebbero seguito, audience e sarebbero fortemente ridimensionati.

"Noi riportiamo i fatti che la gente vuole sentire".

Così si giustificano. Falso.

Questa loro menzogna si smonta facilmente quando si vede l'esposizione ostentata fino al parossismo del personaggio di turno che loro vogliono esaltare, sia quando ne tessono le lodi, sia quando lo criticano (per finta): in entrambi i casi la sovraesposizione è voluta da questi "influencer" che, ossessivamente, lo impongono a colpi di "manganello elettronico" sulle teste delle persone.

Il ruolo dei media dovrebbe assolvere al duplice compito di riportare i fatti senza alterarli; di costruire un linguaggio più elevato (cioè una cultura) in grado di potenziare le capacità critiche di chi li consulta.

Al contrario, abdicando al compito educativo e abbracciando la logica del facile consenso, i media fanno a gara per sfornare polpettoni stomachevoli che servono solo a "riempire la pancia", senza alcun riguardo verso l'etica e la deontologia professionale.

Vendere più copie, fare più ascolti per costoro è la stella polare per intrattenere il pubblico. Commercianti di banalità e chiacchiere a basso prezzo, elaborate per convenienza, confezionano "la merce" che viene spacciata per informazione.

Così il popolo, di per sé abbastanza superficiale ed ignorante, diventa ancor più manipolabile, perché ignorantissimo.

Schiamazzi belluini, inondano le case dagli schermi televisivi; voci che sputano sentenze, senza un briciolo di fondamento, si sovrappongono in una gara forsennata a chi "la spara più grossa"; conduttori radiotelevisivi che brillano per il loro servilismo, gongolano pensando allo share; in questo guazzabuglio di rumorose dis-informazioni cresce un popolo di semianalfabeti belanti, guidati da capibranco incolti o semi-colti.

In tali condizioni può la società svilupparsi (moralmente ed eticamente) e autoeducarsi?

Se e quando ci riescono, si tratta di piccoli gruppi o singoli individui che si emancipano da tale letamaio.

Ecco perché giornali e giornalisti, sia della carta stampata che dei media elettronici, sono da biasimare.

Un giornalismo nobile è possibile?

Sì, se si è disposti a vendere qualche copia in meno, in cambio della ricerca di un'aderenza ai fatti.

Sì, se si ha a cuore la crescita culturale dei propri concittadini.

Sì se si fanno inchieste approfondite e documentate riducendo la quota di opinioni personali non richieste.

E' possibile se non si hanno padroni da servire e scopi inconfessabili da perseguire.   

Scrivi commento

Commenti: 0