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A  proposito dell'antisemitismo.

Un senso di colpa per quanto è accaduto oltre 70 anni fa ci rende particolarmente ipocriti nei giudizi.

Se un governo commette il crimine di ridurre in condizioni di apartheid un intero popolo non si può balbettare o, peggio, autocensurarsi in nome di un malinteso "senso di colpa".   Ciò che il governo israeliano sta portando avanti non può essere considerato un atto di difesa, bensì un vero e proprio atto di imperialismo e di colonizzazione del territorio, compiuto con la complicità e il silenzio assordante di tutta l'Europa.   Lo slogan due popoli  due stati è sempre stato un inganno piuttosto rozzo, spesso gridato da una sedicente "sinistra".  I risultati di quelle parole d'ordine sono sotto gli occhi di tutti e rappresentano un ergastolo per il popolo palestinese.  Quindi occorre dire che il governo israeliano sta usando l'arma della colonizzazione senza ritegno alcuno, sta utilizzando la striscia di Gaza come un immenso campo di concentramento e non si vergogna affatto di "rubare" le terre dei contadini palestinesi.  Come chiamare una spoliazione di tal genere?  Come definire le azioni dei cecchini che sparano sui manifestanti? 

Le critiche all'operato del Governo israeliano non c'entrano nulla con l'antisemitismo, ci mancherebbe altro.  Anzi, questa accusa, rivolta a chiunque osi criticare la politica israeliana,  è un facile metodo per zittire ogni forma di opposizione e critica.

Ma ciò che fa specie è sentire che l'Europa e le voci degli "intellettuali" sono cadute nella totale afasia.

La deriva del pensiero unico porta inevitabilmente a trasformare gli "intellettuali" in un branco di pecore belanti e boriose che si auto celebrano nel loro squallido mestiere di lacchè del potere dominante.


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4 giugno - La mercificazione globale
In questo lavoro sono raccolte delle considerazioni filosofico-politiche ed alcuni appunti che dovrebbero essere patrimonio di una più ampia riflessione collettiva. Chi avrà voglia di leggerlo e commentarlo può scaricarlo liberamente e diffonderlo. Le idee devono circolare per essere respirate e ritrovare la via della ragione. Un abbraccio ai miei lettori. toni colloca
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3 giugno - Urca! Fasciopentaleghismo lo chiamano gli intellettuali (?)  di "sinistra"!!!

Achtung banditen in salsa gialloverde.  Il sinistrismo si scatena nella ridda di giudizi (preconfezionati)  che devono mettere in guardia la....plebaglia (SCALFARI), dal governo di estrema destra (Zucconi "il lato fresco del cretino", Claudio Tito, La Republichina delle idee, ecc...) al pentafascioleghismo di Lerner.

Insomma tutta la chiacchiera del vuoto si è scatenata nel definire il governo "popolare", populista, andando dietro le formidabili analisi del PENSIERO UNICO. 

TUTTI SONO PREOCCUPATI  e incitano ad una "novella resistenza" neanche fossimo dominati da Hitler, Goering, Mussolini.

MI chiedo: quand'è che la sinistra è diventata così deficiente?

Quale involuzione del modo di pensare ha indotto a simili bestialità senza paura del ridicolo?

La risposta sta nella famigerata ricerca della TERZA VIA.  Ossia la strada maestra per il rivolgimento della posizione da presunta difesa del "proletariato" a strenui difensori del TurboCapitalismo Finanziario (parassitario, speculativo, criminale).

Non mi stancherò mai di ripeterlo il VERO FASCISMO MODERNO è incarnato nelle grisaglie in doppiopetto del FMI, del WTO, delle Agenzie di Rating, nelle holding Assicurative, che affamano i popoli con un click del mouse spostando gigantesche quantità di denaro e distruggendo il futuro di intere popolazioni.

 Il VERO FASCISMO MODERNO è l'adorazione estatica della "competitività" tanto cara proprio ad una certa sinistra che si riempie la bocca di "pari opportunità"!

 il VERO FASCISMO MODERNO sta nel PENSIERO UNICO adoratore del Dio-mercato, della concorrenza, della rottamazione di ogni forma comunitaria in nome della globalizzazione, zerbino unico dei potentati economici.

  il VERO FASCISMO MODERNO sono le vetero formulette per cervelli rottamati incapaci di sviluppare una analisi delle classi in lotta contro un turbine ultraliberista e imperialista incarnato da un'infima minoranza che domina il pianeta.  Costoro sono una vecchia intellighenzia abbarbicata a vuote epistemologie ed incapaci di cogliere le vere contraddizioni della nuova precarizzazione del mondo e delle popolazioni.

 


29 maggio 18 - La dicotomia DESTRA/SINISTRA NON appartiene a Marx!

Egli l'ha usata solo filosoficamente per distinguere la destra hegeliana dalla sinistra hegeliana. Ora l'insistenza con cui si cerca di marcare una presunta differenza in termini politici è del tutto fuorviante.

La contraddizione principale è infatti tra Alto e Basso, intendendo con ciò: coloro che occupano posizioni di privilegio nel sistema economico capitalistico e che sfruttano con enormi vantaggi gli altri esseri umani, e coloro che stanno in basso e sono sfruttati.

L'altra contraddizione oggi fondamentale è rappresentata da coloro che disperatamente difendono i valori comunitari -e i beni comuni- e coloro che difendono il mercato, la mobilità economica, la precarizzazione, l'espansione globalista, la rendita parassitaria, il massimo profitto.

Ora è evidente che, in questo quadro qui brevemente delineato, le categorie destra e sinistra sono orpelli vuoti e non servono a spiegare un bel niente. Troviamo paladini di tali corni delle contraddizioni sopracitate variamente distribuiti nelle due categorie di destra e sinistra.

Anzi se vogliamo essere precisi: troviamo molti pretoriani della globalizzazione negli schieramenti cosiddetti di sinistra, che nei vari governi capitalistici hanno di gran lunga sopravanzato le politiche neoliberiste e si sono fatti interpreti di CONTRO RIFORME feroci e antipopolari.

Certo, a nessuno sfugge che a destra i temi della difesa dei valori tradizionali sono spesso usati in modo strumentale per far avanzare ancor di più il processo di spoliazione dei popoli, tuttavia nella base popolare le cose stanno diversamente.

La base cerca disperatamente di ritrovare quei valori di difesa delle condizioni materiali che da Marx fino alla metà del novecento erano patrimonio delle formazioni (più o meno marxiste) originate dal suo pensiero.

Oggi, nella cosiddetta sinistra, il liberalismo culturale si è saldato col neoliberismo economico e con l'ultraimperialismo, quindi queste formazioni rappresentano dialetticamente l'opposto di ciò che erano originariamente.

I loro apparati politici sono i più accaniti pretoriani del Grande Capitale Finanziario a scapito dei ceti medi e popolari.


27 maggio 2018 -Del Governo mai nato, ovvero i NO che ci impongono altri.

La vicenda gravissima che si è consumata in questa data dopo oltre due mesi di inutili attese dimostra che l'Italia è un Paese a sovranità limitata (sovranità-etero-Governata).

Il Prof. Sapelli in un'intervista sottolinea il ruolo antiitaliano della Francia ed aggiunge:

c’è chi accusa il professor Paolo Savona, candidato da Lega e Cinque Stelle alla guida del ministero dell’Economia, di essere un antieuropeista. Lei cosa ne pensa?

Il professor Savona è un amico e un maestro, provo per lui una stima immensa. Gli sono ancora grato per avermi consegnato di persona anni fa il premio Capalbio per l’economia. È ridicolo e offensivo definirlo antieuropeista. Savona è l’unico che alza la cornetta del telefono e parla con tutti i banchieri centrali del mondo. Il presidente Mattarella dovrebbe tener conto anche di questa questione e rifuggire i luoghi comuni di alcuni consiglieri che ha accanto.

Quali "consiglieri" hanno costretto il Presidente a negare pretestuosamente la nascita di un governo scelto (nel bene e nel male) dai cittadini?

Il veto su Paolo Savona puzza di pretesto lontano un miglio. E' evidente che altri sono i motivi e tra questi vi è anche la posizione della Lega di Salvini che smania di andare al voto per motivi di potere personale.

Tuttavia è chiaro che le lobby finanziarie, la parte più retriva della reazione monetaria (che esercita la vera dittatura), non tolleravano in nessun modo movimenti che "disturbavano il manovratore".

Un plauso particolare va anche agli utili idioti, pretoriani del Capitale, distribuiti tra formazioni pseudo"sinistre" e media main stream che hanno bombardato TV, Stampa, Radio attaccando a "testa bassa" qualsiasi opinione discordante dal famoso e rivoltante PENSIERO UNICO. LA LORO famigerata "TERZA VIA" turbocapitalista-neoliberista (che offende Marx, Gramsci cioè una vera Sinistra con la S maiuscola),  si tradurrà nell'uscita dalla porta di servizio - quella destinata allo smaltimento dell'immondizia - ove si spera possano trovare degna sepoltura e degno smaltimento.  


30 aprile 18 - È esilarante il finto dibattito all'interno del PD (di ciò che ne resta ). Analisi approfondite 0 zero!, si insultano tra nostalgici di Renzi e avversari. Capire che sono l'avanguardia del l'ultraliberismo non li sfiora minimamente. Leggo solo arroganza, superficialità, banalità da bagaglino. Decenni di cervello all'ammasso e compiacenza con le lobby affaristiche li hanno privati, oltreché di una minima capacità di analisi , anche del più sano senso comune. Prima spariscono meglio sarà.

Radio capital ha intervistato Cuperlo pd e Fioramonti m5s .

Cuperlo ha detto cose molto sofferte sul pd ma si è chiesto come mai operai e precari non hanno più votato per il PD. La risposta è semplice caro Cuperlo perché sono decenni che li massacrate con politiche ultraliberiste. Cmq Cuperlo era sincero e merita rispetto (a parte che, ostinatamente, continua a stare in un partito antipopolare), al contrario del buffoncello fiorentino che mente sapendo di mentire. Fioramonti (economista di impronta keynesiana)  ha fornito una risposta ottima e convincente da diffondere. Peccato che la vulgata giornalistica non ne faccia Buon uso. Stamattina Giannini non ha potuto buttarla in caciara dinanzi alle giuste argomentazioni di Fioramonti. Una volta tanto un'intervista decente (giannini).


 27 aprile 18 -    L'accordo elettorale M5S e PD ?

sarebbe esiziale per il M5S.

  1. perché il Pd è una formazione affaristica in antitesi col credo 5stelle (a meno che i pentastelle non si rimangino tutto, ma in tal caso sparirebbero).
  2. perché il Pd non può e non vuole rinnegare le proprie politiche (art 18, buona scuola, fornero, job act, ecc...) ferocemente antipopolari e filoMerkel
  3. perché il Pd non ha più (se non nostalgicamente) una base tra i lavoratori
  4. il Renzusconismo è la cifra qualificante del PD e i 5stelle si sono affermati per contrastare questo sciagurato disegno. Se ora scelgono di allearsi o a impantanarsi con quel che resta del renzismo, in quella palude, sono destinati a sciogliersi come neve al sole.
  5. l'ultima questione riguarderebbe un Pd completamente diverso, ma sembra più un'utopia.  


4 marzo 2018 - Il disastro a sinistra.

La sinistra italiana continua caparbiamente a fare gli stessi errori, sembra avvitata su se stessa senza via d’uscita. Ma il suo disastro non nasce da oggi, ha radici lontane, provo a riassumere alcune questioni cruciali:

  1. il primo difetto riguarda l’abitudine di non saper più fare serie analisi delle classi sociali. Coloro che si ritengono di sinistra non sanno decodificare come le masse popolari si collocano nello scacchiere politico. Ad esempio è falsa l’idea che i proletari siano tout court legati alla sinistra o che abbiano una coscienza immediatamente solidaristica e cooperativa.

    Così come è altrettanto sbagliata la concezione che la borghesia sia una classe monolitica.

  2. Vi è la tendenza a seguire come se si trattasse di un “novello condottiero” chiunque sia dotato di un po’ d’arte oratoria e sappia azzeccare qualche congiuntivo. Si ricorre all’uomo della “provvidenza”, al leader che assume il ruolo di “pontefice maximo”.

  3. Questi personaggi che assumono la “qualifica di leader” si sentono automaticamente autorizzati a fondare un proprio partitino che, inevitabilmente, contribuisce alla polverizzazione e atomizzazione della sinistra: Rizzo si fa il suo piccolo feudo, come Ferrando, Ferrero, Turigliatto, Speranza, Civati ecc…

  4. l’altro difetto catastrofico è l’incapacità di uscire dagli schematismi sclerotici o nostalgici che qualificano i movimenti popolari e le classi sociali, senza capire che la realtà va vista concretamente e non astrattamente. E che dietro certe sigle demonizzate dalla “sinistra” vi siano istanze popolari vere e sacrosante.

  5. Non c’è una visione reale del capitalismo, diviso tra capitale finanziario e capitale industriale, in contraddizione acerrima tra le due parti. Il popolo in tutto questo è schiacciato e dimenticato. I salotti della sinistra televisiva sono disgustosamente orientati contro le istanze popolari e a favore sfegatato verso la grande finanza.

  6. A sinistra cova ancora la pia illusione (a prova di qualsiasi evidenza) che il PD sia una forza di sinistra senza comprendere che si tratta, in realtà, di un “comitato d’affari” facente gli interessi delle lobby finanziarie e delle banche d’affari. Inoltre non c’è alcuna sana critica del “poltronismo” di sinistra che mira ad occupare i consigli d’amministrazione (specialmente nelle società partecipate) e i cui membri perseguono imperterriti lo scopo della GRANDE OCCUPAZIONE (spesso familistica) delle istituzioni pubbliche al fine di proseguire senza ritegno nella “grande abbuffata”. Ossia stiamo parlando di una neoborghesia da salotto impresentabile che fa molto peggio della borghesia storica che almeno, talvolta, aveva anche afflati ribellistici o rivoluzionari. A coloro che ottusamente dichiarano di “sinistra” il PD, bisognerebbe ricordare che è stata la cosiddetta “sinistra” che ha prodotto le peggiori leggi e controriforme antipopolari. Il PD ha scavalcato “a destra” persino Forza Italia e i suoi alleati, mettendo in atto le peggiori politiche contro i diritti dei lavoratori e contro la scuola, la sanità, i trasporti. Ha agito in modo feroce laddove persino il centro destra aveva avuto timore di sfidare l’ira popolare.

  7. Nessuna autocritica rispetto alla degenerazione del pensiero critico, nessuna autovalutazione della massa mediatica pro-PD che disastrosamente occupa le sedi giornalistiche e televisive e “bombarda” le teste della popolazione. Nessuno a sinistra ha detto ai salotti mediatici “smettetela” di prendere in giro la popolazione e fatela finita col servilismo!

  8. Poi esiste una cosiddetta sinistra a sinistra del PD fatta da ex DS, che non hanno mai messo in discussione lo status quo e che si sono auto squalificati con le loro scelte (un esempio tra tutti D’Alema con i bombardamenti e le pseudo riforme, Bersani con le privatizzazioni e le politiche sul costo del lavoro). Ma è la stessa scelta del blairismo a condannare questa specie di sinistra. Difatti si tratta di una scelta sciagurata: in nome di una presunta terza via non c’è stata nessuna condanna del darwinismo sociale. L’idolatria del mercato, della flessibilità sono state parole d’ordine assimilate dalle élite dirigenti di DS e Margherita, fusi “a freddo” nel PD. La scissione tardiva di LeU non ha messo in discussione queste scelte. Nessuna critica è stata fatta delle politiche protratte per anni; inoltre molti dirigenti di LeU sono stati alti dirigenti del PD, che oggi, molto timidamente e fuori tempo massimo, criticano.

  9. Infine, nel panorama infausto a sinistra, esiste qualche gruppo che è ancora preda delle logiche movimentiste del ‘77 e ciò non esercita presa o addirittura impedisce la presa sulla coscienza di milioni di persone, quindi resta a livello di testimonianza con scarse possibilità di acquisire una massa critica capace di dare il giro al “tavolo delle idee” preconcette.

Queste sono alcune delle cause macroscopiche della fine ingloriosa e liquidatoria della sinistra.

Per la ricostruzione occorre abbandonare la vecchia strada, lavorare in modo completamente diverso sia nel metodo che nella forma. Si deve partire da una piattaforma con pochi punti condivisi e REALISTICI abbandonando una volta per tutte il famoso “libro dei sogni” che puntualmente viene proposto ad ogni tornata elettorale. E bisogna abbandonare ogni appartenenza di sigla, ogni bandierina. Uscire dal proprio sterile orticello. Fin’ora abbiamo assistito allo sviluppo di forze filocapitaliste, spesso avanguardia delle lobby finanziarie, quindi, oggettivamente, contro le masse; oppure abbiamo avuto il continuo sorgere di esperimenti, fallimentari, talvolta abortiti fin dalla nascita, e spesso alla solita sommatoria di sigle (come fu per la coalizione Arcobaleno) e sappiamo come è andata a finire.

Tutte queste tentate soluzioni hanno un denominatore comune: non c’è una vera risposta alla domanda cosa è la sinistra?

Il pendolo oscilla inevitabilmente tra posizioni massimaliste o tra posizioni servili nei riguardi delle classi dominanti.

Le nuove generazioni sapranno uscire da quella sterile stagione e da quelle stucchevoli esperienze?

 


3 marzo 18 - LA SINISTRA. Ovvero quanti fraintendimenti possono esserci dietro una parola?
Dopo l‘esito del voto del 4 marzo le riflessioni sul termine si impongono. Almeno per ragioni di “igiene linguistica”. Che la parola in questione sia da tempo “in crisi” non lo scopriamo oggi. È da parecchi decenni che il termine crea inquietudini. Inoltre, dopo la sbornia della cosiddetta “fine delle ideologie”, è persino difficile parlare di posizionamenti politico-ideologici.
Tuttavia proviamo a fare un po’ di ordine.
Storicamente si associavano al termine “sinistra” tutte quelle posizioni politiche che sostenevano impeti liberali, egualitari, di fratellanza tra i popoli, e di sostegno alle classi sociali meno abbienti. Ma con l’andare del tempo le carte si sono molto imbrogliate: abbiamo avuto partiti di sinistra che hanno assunto posizioni reazionarie e guerrafondaie, partiti di “sinistra” che hanno votato insieme alle forze più reazionarie “i crediti di guerra”, o che hanno tradito le aspettative del loro stesso popolo. Fino a giungere nel secolo appena trascorso dove abbiamo visto forze cosiddette democratiche o “comuniste” invadere altri popoli, esportare la “democrazia delle bombe”, distruggere le conquiste sociali faticosamente raggiunte, demolire lo stato sociale, sempre in nome di un “fine superiore” che, di volta in volta assumeva varie giustificazioni.
Abbiamo avuto quindi governi di “sinistra” che hanno condotto politiche molto “sinistre”, ferocemente antipopolari, ultraliberiste, spesso filo imperialiste, filo monopoliste.
Così come nei paesi anglosassoni (Usa e Gran Bretagna in testa), abbiamo avuto partiti cosiddetti “democratici” che hanno bombardato popoli innocenti, massacrato donne, vecchi e bambini, in nome di una presunta superiorità “democratica”. In quei paesi i diritti dei lavoratori sono stati ampiamente messi da parte anche attraverso l’uso dei “guastatori sindacali” di professione, ossia di quelle truppe assoldate dal Grande Capitale per fiaccare ogni pretesa dei lavoratori e giungere ad una piena “dittatura del capitale” sul lavoro. Infine, con la globalizzazione, il comando capitalistico sul lavoro è entrato in conflitto con la “dittatura del mercato” e, quindi, l’apparato partitico-ideologico di “sinistra” non aveva più quell’appeal che vantava nella precedente fase economico-politica.
Che cosa se ne fa il capitalista industriale dei partiti di sinistra se questi difendono il capitale bancario e finanziario più che difendere il lavoro? Soprattutto quando la fase epocale che viviamo, sprigiona una contraddizione violenta che sottomette il capitale industriale alla “dittatura del mercato finanziario”?
Ecco che se guardiamo in filigrana la storia della Sinistra e se sgombriamo il campo dagli abbagli apologetici, vediamo come stanno realmente le cose: il termine “sinistra” sta diventando sempre più fonte di ambiguità, sia sotto il profilo storico, sia dal punto di vista politico. Analogamente qualcosa di simile accade per i termini “comunista”, “proletariato”, “compagno”, ecc… Da ciò derivano due conseguenze o trovare nuove definizioni utili ad eliminare ogni confusione o sgombrare una volta per tutte le ambiguità terminologiche e coerentizzarle pena la soppressione di ogni serio significato.
D’altronde le ambiguità non sono solo terminologiche, basta osservare cosa accade nella pratica, per convincersi che la storia della sinistra è costellata dalla continua scissione atomistica tra duri e puri (quanto duri e quanto puri poi sarebbe tutto da vedere!) e “traditori” degli ideali. Ma in sostanza, al di là delle rispettive giustificazioni, spesso ridicole, resta il fatto (o meglio la dura e testarda realtà dei fatti) che colloca le parti al di qua o al di là dello spartiacque sociale: o si sta dalla parte dei lavoratori e dei produttori o si finisce per stare dalla parte degli sfruttatori ( che spesso sono proprio di “sinistra”!!! come è accaduto in URSS e in Cina). Se non si capisce questa breve lezione di storia si cade nella chiacchiera semicolta (o semi analfabeta politica).
Tornando all’igiene linguistica tutti dovrebbero porsi alcune domande preliminari, chiedersi prima di pronunciare la parola “sinistra” se le conseguenze pratiche di una posizione, sono dotate di coerenza con la stessa autodefinizione, e se vanno nella direzione di mettere in crisi lo statu quo o se, viceversa, lo irrobustiscono.
Se osserviamo le politiche decennali dal 1970 ad oggi possiamo verificare che dopo la grande stagione della conquista (che, in parte, fu una concessione da parte del Capitale) DEI DIRITTI dei lavoratori (Statuto dei lavoratori, orari di lavoro, diritti sociali in generale: quali istruzione di massa, sanità, ecc…), siamo velocemente arretrati alla restaurazione di condizioni ottocentesche di sfruttamento o, nel caso dei migranti e dei precari, in situazioni di puro schiavismo salariale.
Tutto ciò è stato reso possibile non solo dall’aggressività del Capitale-della-rendita-parassitaria-e- finanziaria, o dalle politiche miopi di strati della borghesia capitalistica; bensì, un enorme contributo al “piano preordinato” di smantellamento operaio e di macelleria sociale, è stato fornito da settori di comando delle sinistre.
La “sinistra” dei massmedia mainstream (DeBenedetti in testa), la “sinistra” dei partiti della “terza via”, la “sinistra” concertativa sindacale sono state complici e, in molti casi, utili idioti sostenitori del “grande disegno di ristrutturazione” del capitalismo odierno. La scusa della globalizzazione con la conseguente delocalizzazione delle produzioni, la riduzione dei diritti, l’incremento senza precedenti dei ritmi di sfruttamento, la distruzione dell’ambiente, il saccheggio onnivoro di risorse planetarie e la super concentrazione della ricchezza in pochissime famiglie a discapito di tutto il resto dell’umanità non sono conseguenze inevitabili, non sono predestinazioni deterministiche, sono, al contrario, frutto di un’azione convinta e preordinata da parte dello strato reazionario del capitale, che ha agito sul terreno, precedentemente sterilizzato, dell’individualismo atomistico creato dall’onda lunga del liberismo capitalistico. Tutto ciò è stato “condito” con la condotta a volte insipiente, a volte spudoratamente complice, della cosiddetta “sinistra”.
Quando ciò che sta dalla parte delle masse oppresse, dei lavoratori, sposa il punto di vista opposto, o diventa il “gendarme”, “il kapò”, degli oppressori economici, si fa interprete e fedele aguzzino delle politiche reazionarie può anche autocelebrarsi come paladino della “sinistra”, resta il fatto che, oggettivamente, svolge il ruolo opposto.
Che si autodefinisca di “sinistra” importa assai poco a quelle masse che vedono il loro status e i loro diritti gettati nella polvere!
Ecco perché siamo giunti oggi a connotare ciò che viene definito di “sinistra” in modo tale da assumere per molti soggetti delle classi popolari, una connotazione odiosa e repellente.
Se guardiamo alle “minuscole” esperienze italiane di questi anni a quali personaggi potremmo appioppare il termine “sinistra” senza provare un misto di vomito e ribrezzo? 
(solo a titolo d’esempio si prova una terribile nausea pestilenziale se ci vengono in mente i nomi dei grandi “truffatori” di “sinistra”, sia di matrice sindacale che partitica, che hanno avuto un credito inaudito e immeritato dalle masse popolari: i vari Occhetto, D’Alema, Veltroni, Fassino, Benvenuto, Angeletti, D’Antoni, Pezzotta, Bonanni, Epifani, Damiano, Del Turco, Baretta, ecc...)
Certo ci sono anche poche nobili eccezioni, però sono storicamente molto datate e per trovare una storia indiscutibilmente di SINISTRA, cioè dalla parte delle masse popolari, dovremmo rispolverare le leghe di resistenza, le Società di Mutuo Soccorso, le prime Camere del Lavoro, la Confederazione Generale del Lavoro CGL (senza la i), Antonio Gramsci, Matteotti, Nenni, Giuseppe Di Vittorio, Placido Rizzotto, Pertini, tutti riferimenti molto passati. Nel recente invece troviamo persone che hanno nuociuto alla disambiguazione del termine, anzi, hanno gettato nel discredito qualsiasi tentativo di rifondare il termine “sinistra”.
Le mutazioni genetiche dei partiti di ispirazione “sinistra” così come quelle delle forze sindacali sono riuscite, dandosi un gran da fare, a disgustare le popolazioni in gran parte dei paesi a capitalismo avanzato.
Perciò occorre analizzare prima di pronunciare la fatidica frase: “la Sinistra è un’altra cosa rispetto alla Destra”, in quali atti, proposte, attività politiche, decisioni, chi incarna materialmente le posizioni di Sinistra si distingue dalla destra.
Fino ad oggi abbiamo visto la sinistra battersi solo sul tema dei diritti personali e individuali; azione abbastanza meritoria ma non eclatante, dato che una posizione del genere avrebbe potuto assumerla chiunque dotato di uno spirito civile.
Viceversa sul terreno delle politiche sociali o sul tema delle scelte riformistiche, la Sinistra ha sicuramente fatto peggio della Destra. Ciò è avvenuto ad esempio sul tema della scuola e del lavoro.
Nessuno a destra ha osato tanto! Lo statuto dei lavoratori è stato abbattuto da governi di “sinistra” (con posizioni vicine alle logiche dei teocons di stampo anglosassone). L’autonomia scolastica e la “buona scuola”, cioè la marca aziendalistica dell’istruzione pubblica, tanto cara ai settori che pretendono la privatizzazione di ciò che resta del pubblico, sono state imposteda “sinistra”.
Quindi, laddove la destra, non osa o trova mobilitazioni di piazza oceaniche, lo fa agevolmente la “sinistra” quasi senza opposizione: secondo la perfida logica che non intende disturbare il manovratore del “governo amico”!
Non è un caso che nei momenti di crisi le lobby mandino avanti come guastatori dello stato sociale proprio quei rappresentanti “di sinistra” che demoliranno le conquiste popolari in nome del “progresso” e della “democrazia di sinistra”.
Qui notiamo la quadratura del cerchio: la “sinistra” filo capitalista riesce a manipolare le coscienze della masse popolari che, ingenuamente sperano e si fidano, abbastanza ciecamente, di questa testa di ponte del lobbismo liberista che affonda nella carne del popolo per imporre misure feroci; e, di concerto, le forze sindacali, specialmente quelle di diretta emanazione di quei partiti verniciati di “rosso”, sono in prima fila (!) a gettare acqua sul fuoco di eventuali sacche di resistenza. 
Statuto dei lavoratori abbattuto, scuola pubblica privatizzata e aziendalizzata, sanità idem, concessioni stratosferiche in termini di agevolazioni e di saccheggio del territorio alle grandi multinazionali e alle grandi finanziarie, privatizzazioni dei beni pubblici a vantaggio di poteri forti privati, insediamento dei propri funzionari e rappresentanti nelle sedi finanziarie pubbliche e private, sono solo alcune delle GRANDI NEFANDEZZE prodotte da partiti e forze dichiarate “di sinistra”.
Contro tale potenza di fuoco delle azioni prodotte e con i risultati conseguiti è davvero stupefacente che vi siano ancora degli ingenui che credano (in buona fede) che questi signori rappresentino le istanze della Sinistra.
L’opera di igiene linguistica e poi, nella pratica, l’opera di riposizionamento di coloro che si ritengono anticapitalisti, antiimperialisti, democratici, e che sognano un mondo più giusto e più equo è, per tali motivi, tutta da rifare! 
Sarà davvero possibile rimettere al centro della storia dei popoli un contributo di Sinistra degno di nota? Se avrà un futuro questo termine sarà solo a costo di un duro lavoro di restaurazione delle istanze più genuine che lo hanno generato.
Saranno in grado le nuove generazioni di ridare dignità a tale termine in modo tale da recuperarlo dal discredito in cui è precipitato?


2 marzo 18  - Pensioni e Fornero

 

Quanto è stucchevole la retorica sulla spesa pensionistica! In tutti i dibattiti televisivi o radiofonici si sente la solita litania: non ci sono soldi e bisogna aumentare l’età pensionabile!

 

Addirittura Miss Lacrimuccia (falsa e ipocrita) Fornero, con una faccia di bronzo incredibile, si spaccia per salvatrice della Patria per aver “bombardato” l’istituto pensionistico con una ferocia senza precedenti.

Inoltre ad aggravare la situazione di milioni di lavoratori c’è la famigerata “aspettativa di vita” che secondo alcuni soloni dovrebbe addirittura sfiorare i 125 anni!

 

È evidente che contro simili idiozie sostenute tutti i santi giorni da migliaia di operatori del circo mediatico, diventa assai arduo fare un minimo di ragionamento sensato e logico.

Proviamoci a dispetto di ogni avversità:

  1.   cause del disavanzo pensionistico: La principale causa sta nel non aver distinto la spesa previdenziale da quella assistenziale. Ovviamente non faceva comodo alla classe “cialtrona”. Con tale termine definisco i cosiddetti grandi “capitalisti” nostrani. Capitani d’industria (si fa per dire) che con metodi corsari hanno saccheggiato allegramente le casse dell’Inps, utilizzandole con sistemi di “rapina legalizzata” godendo di complicità diffuse. I capi di Fiat, Pirelli, Telecom, e aziende varie, hanno in più periodi fatto un uso piratesco della cassa integrazione. Ad esempio a Mirafiori migliaia di operai venivano messi in cassa, mentre contemporaneamente, i vertici aziendali chiedevano agli altri lavoratori in linea di fare gli straordinari. Ossia prelevavano i soldi delle nostre pensioni per i loro profitti, accampando la scusa della crisi. Erano aiuti di stato per socializzare le perdite e privatizzare i profitti. Tant’è che quando i profitti erano realizzati, anziché restituire i soldi saccheggiati allo Stato, si distribuivano lauti guadagni ai manager di queste aziende. Malcostume che dura ancora oggi. È evidente che se usato in tal modo, il fondo pensionistico accumulato dai lavoratori coi loro sacrifici, non può mai colmare gli appetiti della classe cialtrona!

  2. Fornero e la sua controriforma: l’allungamento del periodo lavorativo esteso al di là di ogni ragionevolezza è stato giustificato con degli argomenti poco convincenti:  a) la mancanza di quattrini (causa già dimostrata sopra);   b) l’aspettativa di vita più lunga (secondo alcuni studi tutta da dimostrare e in ogni caso accompagnato da un periodo di sopravvivenza con un peggioramento delle condizioni di vita);    c) il disavanzo del debito pubblico e le richieste dell’Europa (leggi: il ricatto vergognoso del FMI a tutti i popoli del mondo, Italia compresa).

Non ci vuole un genio per capire che le odiose finte lacrime della ricca signora piemontese erano un modo ignobile di giustificare un vero picconaggio ai danni dell’istituto del “salario differito” nato per tutelare i lavoratori e usato per consentire ai falchi del Capitale di far cassa ai nostri danni.   


30 aprile -  4 marzo 2018 elezioni in Italia, che fare?

 

Nel deplorevole scenario politico italiano, alla vigilia di una delle tante squallide campagne elettorali che si sono presentate, l’elettore medio si ritrova a decidere cosa fare.
Sono decenni che la politica italiana si distingue per incompetenza, autocelebrazione, saccheggio delle risorse collettive, sciatteria, “ignoranza-furba”, malversazioni, ruberie, e altre forme di disinteresse al bene pubblico e alla cura della polis. La comunità, lo spirito di sacrificio per il bene comune, non appartiene a questa classe che, difficilmente, si può definire dirigente. 
Dunque, ora, l’elettore deve scegliere tra alcuni scenari che questa legge elettorale di marca renzusconiana ci ha regalato: 
1° scenario: si prennunciano 5 anni (almeno) di governo RENZUSCONI o Berlurenzi (se preferite), sostenuto dal centro e dalla destra: PD, Forza Italia, +Europa, e altre formazioni minori (non escluso pezzi di Lega, pezzi di LeU e altri). Questo è lo scenario più gradito all’Eurotecnocrazia, ai media governati dai banchieri e finanza selvaggia in testa. 
In questa formazione si ritrovano tutti i principali sostenitori del turboimperialismo, i teorici della dittatura del “santo mercato”, tanto cara al FMI; ma anche a +Europa della Bonino l’ultraimperialista d’assalto che coniuga il mercato e lo smantellamento del Pubblico (v. il loro programma: I settori ancora non sufficientemente aperti alla concorrenza, dai trasporti all’energia, dai servizi pubblici locali alle professioni, vanno progressivamente liberalizzati.(sic) È necessario privatizzare le imprese pubbliche che operano in mercati concorrenziali ecc..), con la teoria della “guerra umanitaria” (sempre Bonino docet, essendo una delle più attive sostenitrici dei “bombardamenti umanitari” a danno di altri popoli). Inoltre, come se non bastasse, le peggiori controriforme antipopolari le hanno portate avanti PD, Bonino, D’Alema e compagnie varie, con la complicità dietro le quinte della destra italiana che ha fatto fare il “lavoro sporco” a quei “fessi” del PD (non che a costoro sia dispiaciuto farlo, intendiamoci!).
2° scenario governo tecnico transitorio su incarico del Presidente per andare a votare nuovamente nel giro di pochi mesi.
Ad una certa categoria di cosiddetti “intellettuali”, cialtroni che consumano litri di inchiostro tutti i giorni e sprecano immani quantità di preziosa cellulosa, questi sono scenari che non dispiacciono, tant’è che tutti i giorni mettono in guardia contro l’avanzata degli incompetenti, dei populisti, ecc…; come se al governo in questi anni ci fossero stati degli einstein della politica e dell’economia!
3° scenario non votare, astenersi o votare, al solo fine di testimonianza, formazioni insignificanti costruite per uno scopo elettorale palese: cioè prendere i finanziamenti elettorali. Mi riferisco in particolare a ciò che è sorto a sinistra: una sorta di nuovo arcobaleno che probabilmente durerà appunto come quello climatico. In tutto questo sfascio avanza anche una piccola compagine di utili idioti neonazisti targati casa Pound e forza nuova che servono a far strillare sul ritorno del “fascismo”, mentre passa sotto silenzio la nuova vera forma di dittatura (senza manganelli e camicia nera) che sta sfasciando molto concretamente il mondo.
Allora cosa fare?
Ritengo che allo stato attuale, pur con grandi limiti, e fino a prova contraria, in questo scenario, gli unici che sono dotati di una massa critica significativa tale da mettere qualche bastone tra le ruote, e che possono, in qualche misura, costituire un argine o meglio, una bella palata di sabbia nel meccanismo feroce previsto dai tecnocrati, sia il movimento M5S, che nel bene e nel male, tra diverse contraddizioni, sta tentando una via di maggior cura del BENE COMUNE.
C’è chi li liquida, prendendo grosse cantonate, come un fenomeno di “destra”. Costoro non si prendono neppure la briga di leggere i loro programmi, c’è chi li giudica populisti o incompetenti e li combatte con la denigrazione. Certo, i cinquestelle, commettono, a volte errori madornali, pagando un prezzo alto in termini di immagine e di credibilità, ma se osserviamo da che pulpito vengono le filippiche c’è da sbellicarsi dalle risate. Il più sano di quelli che li criticano ha come minimo la rogna!
Schiere di mafiosi, indagati, corrotti, corruttori, si permettono di tranciare giudizi sull’operato di persone che, nel bene o nel male, stanno costringendo tutte le forze politiche a confrontarsi sul tema della coerenza e dell’onestà.
Ma se oltre ad emettere giudizi sommari si facesse un’acuta analisi dei loro obiettivi e della loro azione politica si scoprirebbero cose anche apprezzabili. Ciò richiederebbe un’analisi dialettica molto penetrante che qui non c’è tempo e spazio per approfondire. 
Il loro programma è ben articolato (tranne il capitolo migranti che mi sembra il più contraddittorio e fragile) e ricco di contributi provenienti dal confronto con pareri “esterni” molto saggi: cito ad esempio solo alcuni temi che mi sembrano che abbiano colto nel segno.
Il lavoro innanzitutto: con la proposta di riduzione dell’orario per redistribuire il lavoro a più soggetti, in un contesto in cui aumenta l’incidenza della rivoluzione tecnologica che sottrae posti di lavoro sostituiti dalla robotica, mi sembra davvero ciò che da anni molti di noi vanno teorizzando.
Revisione della rappresentanza sindacale che elimini i privilegi di alcune sigle (confederali in testa) che usano la loro posizione di rendita per far fare carriera ai loro dirigenti e per sottrarre la materia contrattuale ad altre rappresentanze; anche questa è una battaglia che da almeno 40 anni si tenta di portare avanti.
Capitolo Banche: separazione tra tra merchant bank e istituti commerciali, necessità di una istituzione statale di investimento; mi sembrano proposte importanti.
Capitolo scuola: le proposte di difesa e ricostruzione del Tempo Pieno (uno dei migliori modelli di scuola nel mondo) è un’ottima proposta, come la demolizione della “buona scuola” di Renzi che è una feroce applicazione dell’aziendalizzazione al tema dell’istruzione. L’incremento di importanza e di risorse alla scuola è anche questo apprezzabile.
Risorse energetiche e modello di sostenibilità ambientale anche in questo caso siamo dinanzi ad una svolta, finalmente dopo anni di sudditanza alle lobby del petrolio.
Difesa ed esteri: Meno armi e più diritti, amicizia tra i popoli e rispetto per l’autodeterminazione.
Riassumendo ci sono molti aspetti positivi del programma del M5s; soprattutto una ancora embrionale difesa dei BENI COMUNI (vero obiettivo strategico di chi ha a cuore un mondo migliore). Se sapranno attuare almeno una parte significativa di queste proposte sarà un bene per tutti ed è su questo che bisogna contare, incalzando i loro eletti e seguendo i loro atti, affinché non tradiscano il patto con gli elettori e le loro promesse.
Non siamo così ingenui da credere che tra le promesse programmatiche e la loro attuazione ci sia una immediata applicazione. Sappiamo, per esperienza, che tra la teoria e la pratica c‘è un mare di differenza. Né siamo tra coloro che aspettano fideisticamente l’avvento o il sol dell’avvenir.
La fase politica mondiale è quella di interi popoli, compreso quello italiano, espropriati di ogni potere decisionale, piegati alla rassegnazione e all’impotenza. 
In attesa di tempi migliori occorre scegliere tra quelle forze in campo che sono apertamente filo-turbocapitaliste, che nella loro azione quotidiana minano tutto ciò che va contro la logica del pensiero unico, e tra coloro che, con tutte le pecche di questo mondo, provano a invertire la tendenza.
Nel frattempo c’è da augurarsi che cresca una nuova consapevolezza che raggiunga una larga parte della popolazione e che faccia comprendere a tutti che la comunità, i beni comuni, sono il vero patrimonio dei popoli e che la globalizzazione, la teocrazia del “mercato” sta distruggendo la coesione sociale, dove gli individui sono ridotti ad atomi ininfluenti; che col neoliberismo la natura, le risorse del pianeta sono costantemente sotto attacco, per massimizzare il profitto. 
Se vogliamo un mondo migliore dobbiamo sperare che i popoli si risveglino dalla sbornia e dal malvagio incantesimo individualistico della bulimia consumistica.
Più merci, più mercato, meno diritti, meno coesione sociale, meno comunità, non disegnano un mondo paradisiaco, bensì l’inferno quotidiano di miliardi di persone che non decidono più nulla, ma sono teleguidati da decisioni prese nelle luride stanze della rapina mondiale organizzata.
Stanze nelle quali nessuno è autorizzato a ficcare il naso.
Analogamente nei cerchi magici della governance politica solo alcuni privilegiati possono entrare e decidere le sorti comuni. La maggior parte delle persone è esclusa da ogni decisione.
L’immaturo ed inesperto M5S per ora rappresenta, una flebile fiammella, una piccola eccezione, che può avere i numeri per contare nel gioco di questa finta democrazia e tentare di modificare un po’ lo scenario desolante in cui ci troviamo. Non è molto, purtroppo. Dati i guasti di questi trent’anni di neoliberismo e di pensiero unico ci vorrebbe un progetto molto più vasto e profondo. Ma sappiamo che senza il risveglio di milioni di persone non ci sono troppe speranze di invertire la tendenza; pur tuttavia i tentativi, se non abortiscono, sono sempre da incoraggiare. 
Sappiamo che è ancora troppo poco, ma almeno è qualcosa.


16 gennaio 2017
internazionale.it

Ci sono sedicenti studiosi che affermano che Marx ha completamente sbagliato previsione quando affermava che la tendenza del Capitale è quella di concentrarsi e polarizzare le classi sociali. La polarizzazione, al contrario, è sotto gli occi di chi vuol vedere: da un lato una crescente ricchezza nelle aree opulente del pianeta, e all'altro lato del dilemma una crescente massa di persone sempre più misere. In mezzo (solo per poco) una massa in aumento di persone che progressivamente scivolano verso il pauperismo. Si tratta della proletarizzazione/precarizzazione di piccole e mediobassa borghesia che inesorabilmente, generazione dopo generazione si ritrova più povera, più precaria e senza futuro. Questa non è altro che una forma di "polarizzazione delle classi sociali" come aveva predetto il vecchio Karl. Magari la forma è un po' diversa da quanti lo hanno letto frettolosamente, ma di certo il risultato è lampante.
La ricchezza è concentrata esattamente secondo le leggi del Capitale che, naturalmente e inesorabilmente, tende, tramite la concorrenza (quasi sempre sleale) ad assumere una forma piramidale.
Le multinazionali sono un concentrato di concorrenza all'ennesima potenza. Occorre chiedersi però come hanno fatto ad accumulare tanta ricchezza.
I difensori del mercato vi parleranno di abilità e strategie economiche vincenti, non prestate fede a queste fandonie, si tratta di pirateria.
La frode, la pirateria, il saccheggio sono connaturate con lo sfruttamento.
Lavorando tenacemente e onestamente si può diventare benestanti, ma per diventare veramente ricchi e straricchi occorre una dote: essere pirati, squali della peggior specie. 
I magnati russi o cinesi, i bill gates, i vari guru dell'hi tech hanno fatto miliardi evadendo sistematicamente le tasse e, spesso, frodando i loro amici-concorrenti.
Hanno incarnato l'essenza pura del capitalismo, arricchirsi come nella giungla darwiniana, facendo soccombere l'altro da sé. Tutto qui.
Se l'umanità vorrà avere un futuro dovrà sbarazzarsi di tali meccanismi autoriproduttivi e superare, una volta per tutte, la lotta feroce di tutti contro tutti.
Altrimenti l'alternativa sarà che sopravviveranno solo i più forti ed il resto della specie rischierà l'estinzione. Tuttavia, occorre rilevare che con i ritmi di sfruttamento delle risorse planetarie potrebbe anche finir male per tutta la specie.
Saccheggiando e distruggendo le risorse dell'unico pianeta a disposizione, la specie umana, diretta dai più avidi squali (ricchi e super-ricchi) mai apparsi sulla terra, potrebbe cadere in una condizione simile a quella cui sono incorsi gli abitanti dell'isola di Pasqua: dopo aver depauperato il loro habitat non avevano più nulla da mangiare. Il denaro, come si sa, non è commestibile, il petrolio o il cemento neppure.
Tornando al rapporto Oxfam non vi sono grandi novità, semmai c'è la "rabbia" di non essere riusciti a cambiare lo stato di cose presenti.
La mia generazione ha fallito, ma la prossima non sta bene affatto! Difficile prevedere una svolta a breve. Si spera che la navigazione non assomigli a quella del Titanic e che, passata la sbronza mercatista, vi siano studiosi e persone disposte a tornare a ragionare. Senza consapevolezza e senza un orizzonte di trasformazione la specie si avvierà allegramente verso l'iceberg del naufragio assordata dalle musichette stucchevoli dell'orchestrina dell'ultima danza.